Un sogno è gratuito,
ma soltanto gli eroi possono farne leggenda
Amarcord
Re,
Principi,
Cavalieri e Scudieri
Bianconeri
3 Settembre
1989
di Riccardo Gambelli
Come ogni
domenica
sedevo sul mio divano
godendomi la sintesi domenicale di Verona
Juve,
partita nella quale ne rifilammo
quattro agli scaligeri: per la cronaca,
Toto’ Schillaci
avrebbe realizzato una
splendida doppietta.
In quel
periodo
il calcio occupava poco spazio
nei palinsesti televisivi e la sintesi delle
19
era l’unica occasione per vedere
i nostri beniamini. Quella Domenica la Rai
scelse
la Juve, impegnata in riva
all’Adige.
Ho nella
memoria
la foto di quel momento: io
comodo sul sofà blu e mamma Gabriella in
piedi nel
cucinotto, trafficando con le
pentole, in previsione di una cena da offrire
a
me e mia sorella Maria Elena.
Toto’
aveva appena
segnato il 2 a 0, quando
Bruno Pizzul interruppe improvvisamente
il commento
del match e, dopo ben trenta
secondi di pausa, sommessamente, pronunciò
queste
terribili parole: “..in questo
momento e’ pervenuta una dolorosa notizia….è
morto
Gaetano Scirea”.
Il mio
racconto
inizia proprio dalla morte di
Scirea, che chiuse con il lampo accecante
di una
tragedia un’esistenza vissuta
alla luce discreta della serenità. Un addio
che
mi riempì di dolore, lasciandoci
tutti improvvisamente vuoti: compagni, amici
e tifosi,
abituati a misurarsi in
lui, uomo e sportivo esemplare.
“ E’ stato
un grande
campione, senza mai attingere al tesoro
della celebrità,
sicuramente pago di una
ricchezza interiore. E’ stato un grande
uomo, senza
pretendere mai nulla, tutto
gli veniva concesso per unanime riconoscimento
della
sua serietà, del suo
incrollabile senso della misura, ma egli
non faceva
sfoggio di virtù,
sicuramente convinto di fare il suo dovere”,
scrisse
Hurrà Juventus nei giorni
successivi alla tragedia che ci portò via
per sempre
il nostro Gaetano.
Era proprio
la
sua serenità, il suo grande
equilibrio dentro e fuori del campo di gioco
a renderlo
immensamente vicino a
noi tifosi juventini. Ricorderò sempre la
notte
di Madrid, la Coppa del Mondo
avrebbe fatto ingresso nelle case di tutti
gli italiani:
Scirea, il capitano,
guidava la fila degli azzurri che, come
gladiatori
nell’arena, facevano il loro
ingresso in campo, mentre la sua espressione
era
quella di un giorno qualunque,
quando si recava all’allenamento quotidiano
o, magari,
accompagnava il figlio
piccolo allo zoo. Stava, al contrario, andando
a
giocare la partita più
importante della sua carriera, di un professionista
che non ha mai chiesto il
ruolo di leader, contentandosi di quella
fascia
al braccio che lo faceva
capitano senza aggettivi, anche se possedeva
tutte
le qualità richieste al
ruolo: coraggio, scienza, saggezza, educazione,
lealtà ed un fisico che stupiva,
perché, nella sua “normalità”, ti chiedevi
donde
gli giungessero tanta energia e
vitalità.
Esempio
vivente
per tutto quello che il calcio
poteva chiedere di positivo ad un atleta
e ad un
uomo, ma anche contro tutto
quello che il calcio e lo sport andavano
producendo
in negativo, a cominciare
dalla violenza. La sua correttezza era una
scelta
di vita, oltre un dono di
natura.
Ebbi la
fortuna
di conoscere Gai a Siena,
durante una serata organizzata dal club
“Juventus
Siena Ghibellina”, presso il
Jolly Hotel. La Juve giocò ad Empoli e lui,
Buso
e Favero furono ospiti d’onore
della serata. Rimasi colpito dalla semplicità
con
la quale si propose a noi
tifosi, ricordando una frase che mi rivolse:
“…Riccardo…ho
chiamato mio figlio
Riccardo”, con un tono di voce non propriamente
baritonale. Ci confidò tanti
segreti di quella Juve leggendaria, del
tenace Trapattoni,
dell’altezzoso ma
campione assoluto Platini, del grande amico
Dino
Zoff, della notte maledetta di
Bruxelles, del tifoso numero uno Gianni
Agnelli,
insomma, di tutta la sua vita
trascorsa alla corte di Madama.
Con la
sua morte
volò in cielo un gran pezzo
di storia juventina. In quella maledetta
strada
polacca, dove la sua auto fu
avvolta da fiamme mortali, ci lasciò “il
capitano”
che alzò la Coppa del Mondo
con la Juventus nel cuore.
Mia figlia
Giorgia,
animo sensibile, potrebbe
chiedermi: “Scirea e’ andato a giocare con
gli angeli
del paradiso?”.
E’ molto
probabile:
vestirà sicuramente la
maglia bianconera.